Mostre: la maschera e l’artista - Lucca

Di: Pablito | 26/09/2020 17:07:27
La Maschera e l’Artista. Intermezzi, pantomime, acrobazie sul palcoscenico del Novecento.
Inaugurazione: sabato 2 luglio 2005, ore 19,00
Date esposizione: 2 luglio - 31 agosto 2005
Luogo: Villa La Versiliana – Marina di Pietrasanta (LU)
Orari: 18,00 – 23,00
Sito web: http://www.museodeibozzetti.it

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta e la Fondazione La Versiliana, proseguendo un progetto articolato volto ad approfondire la conoscenza di alcuni tra i più importanti maestri dell’arte contemporanea, già avviato negli scorsi anni con importanti rassegne di pittura e di scultura quali quelle dedicate a Igor Mitoraj (1997), a Marino Marini (1998), Jean-Michel Folon (1999), Fernando Botero (2000), Pietro Cascella e Giorgio Morandi (2001), Pietro Annigoni, Giovanni Fattori, Sophia Vari e Kan Yasuda (2003), Giuliano Vangi (2004) e la rassegna internazionale di scultura Pietrasanta. Sculture & Scultori (2002), ha in programma per l’estate prossima un’esposizione dedicata al tema della maschera nella pittura, scultura e grafica del Primo Novecento Italiano. La mostra si terrà dal 2 luglio al 31 agosto 2005 presso la Villa La Versiliana nel quadro dell’omonimo Festival giunto alla sua 26^ edizione.
Dopo la rassegna dedicata a Giovanni Fattori, Il sentimento della figura nel 2003 e la mostra La Scuola di Micheli: da Modigliani a Lloyd dello scorso anno, continua il rinnovato utilizzo dell’ottocentesca Villa La Versiliana come sede di grandi mostre d’arte.
La mostra è curata da Dario Matteoni, e si avvale del supporto del Comitato Scientifico costituito da Emanuele Bardazzi, Francesca Cagianelli – che è anche curatrice del catalogo - Cluadia Gian Ferrari, Dario Matteoni, Stefano Fugazza e Franco Sborgi.
La Maschera e l’Artista.
Intermezzi, pantomime, acrobazie sul palcoscenico del Novecento.

Si tratta della prima grande mostra incentrata sulla diffusione delle principali tematiche delle avanguardie europee, ovvero la perdita dell’identità dell’artista nell’universo allegorico del circo e del teatro, espressa nel caposaldo della Parade di Picasso. In Italia il tema della maschera, mai compreso nella sua straordinariamente vasta valenza culturale, letteraria, artistica e filosofica, attraversa l’intero XX secolo e trova nella produzione di alcuni artisti come Gino Severini e Aldo Carpi, addirittura una stagione privilegiata ed esclusiva.
In un articolo degli anni Trenta intitolato “Maschere come rivelazioni e simboli nella pittura”, Aldo Carpi (Milano, 1886-1973), artista emblematico per gli sviluppi dell’arte toscana novecentesca e più generalmente italiana, in virtù del suo ruolo non secondario nell’ambito del Novecento milanese, ma altresì dei molteplici rapporti intrattenuti con alcuni esponenti di spicco del Novecento toscano, quali Alberto Caligiani e Marino Marini, enuncia alcune decisive riflessioni in merito alla suggestione delle tematiche teatrali nell’arte.
Le affermazioni di Carpi non lasciano dubbi su una centralità del tema della maschera nell’ambito della cultura figurativa novecentesca: «Molte volte la ‘maschera’ - sostiene Carpi - non è altro che l’effetto di un urto che l’artista, ed anche l’uomo, che è nell’artista, prova nell’attivo contatto con gli altri suoi simili - o dissimili; naturalmente la maschera non è realistica, ma sempre ermetica». Maschera, quindi, non come rappresentazione realistica di Arlecchino, Pulcinella o Brighella, ma come allegoria dei profondi drammi esistenziali del Novecento, prima di tutto la guerra.
Solo nel primo dopoguerra, a partire dal 1919, le maschere torneranno ad essere il tramite espressivo per la rappresentazione di diverse urgenze ideali, al punto che, aggiunge Carpi, “lentamente quelle si sono mutate in altre forme, in più ampie espressioni e più interiori, di carattere morale oltre che politico, spirituale e anche religioso”. Si tratta di una riflessione di vasta portata, quella di Carpi, che riflette il percorso di larga parte degli artisti del Novecento Italiano, impegnati nella realizzazione di inquietanti personificazioni di Arlecchini, Pulcinella e Pierrot, emblematici di uno stato d’animo di singolare malinconia e conflittualità, in sostanza i Personaggi in cerca d’autori, di pirandelliana memoria.
Basti pensare a Gino Severini, il più autentico, forse, assertore di mitologie teatrali, quando, nel monumentale ciclo di affreschi di Montefugoni, realizzato a partire dal 1921, finisce con dedicare al tema della maschera una delle più ambiziose rassegne figurative del Novecento. Qui personaggi come Arlecchino, Pulcinella, Peppe Nappa, Tartaglia, ludiche icone di significati allegorici di complessa valenza, si muovono sullo sfondo di un paesaggio, quello toscano, raffigurato secondo la logica metrica di Piero della Francesca.
Il percorso scientifico della mostra si articola in undici sezioni, tra dipinti e opere grafiche del XX secolo, volte a chiarire la complessa e niente affatto indagata fortuna dell’iconografia della maschera dall’avanguardia futurista al Novecento italiano, dal gruppo dei Sei di Torino alla Scuola Romana e Corrente.
Nella prima sezione - Arlecchini, Pulcinella e Pierrot: Personaggi in cerca d’autore - vengono ospitate tutte quelle opere che, dedicate alla rappresentazione delle maschere più fortunate del teatro europeo e della Commedia dell’Arte, adombrano allegorie dell’anima. A partire da Aldo Carpi, inesauribile forgiatore di parabole in maschera, fino a Giovanni Costetti e Giannino Marchig, entrambi esponenti significativi del Gruppo Novecentesco Toscano, per i quali i volti di Pierrot ed Arlecchini celano misteri di malinconia, e ancora da Primo Conti a Gino Severini, interpreti audaci delle avanguardie europee in Toscana, la scena teatrale diventa un pretesto per partecipare al clima di sperimentazione diffuso dalla Parade di Picasso, rappresentato a Parigi nel 1917. Così si susseguono opere fondamentali del Novecento Italiano quali le maschere di Gino Severini, Felice Carena, Marino Marini, Renato Birolli, Afro, Giuseppe Capogrossi, Achille Funi, Mino Maccari, Mario Mafai.
Emblematicamente intitolata alla Parade picassiana la seconda sezione - Palcoscenici del Novecento: teatrini e parate - si sofferma su suggestivi flash dell’universo teatrale a partire dalle Marionette di Felice Casorati. Non possono mancare in tale sezione neppure le ammiccanti tipologie di ballerine in maschera di cui soprattutto Giuseppe Capogrossi fu prodigo esecutore.
La terza sezione dal titolo Galanterie in maschera: I pannelli per il Teatro Manzoni di Milano di Alfredo Muller (1918-1926) comprende il travolgente ciclo delle mascherate eseguite dall’artista toscano, fresco dell’esperienza parigina, in omaggio al clima ancora fervido dell’avanguardia fauve. In tale contesto risulta particolarmente efficace il confronto del pannello eseguito più tardi da Achille Funi per lo stesso teatro con riferimento al repertorio iconografico della Commedia dell’Arte.
La quarta sezione di impianto monografico dal titolo Maschere veneziane: i monotipi di Romeo Costetti, riassume la straordinaria produzione dell’artista che, in veste di specialista in monotipi, traduce in allegoriche mascherate l’enigmatico universo delle bautte veneziane.
La quinta sezione - Veglioni e Carnevali –propone un suggestivo riepilogo della diffusione dell’iconografia degli spettacoli popolari che, tra carnevale e fiere, dispiega tutta una popolazione di maschere sospese tra l’ironia e la difficoltà del vivere. Massime espressioni di tale angoscia si pongono le opere di Lorenzo Viani, Franco Gentilini e Gian Filippo Usellini.
La sesta sezione - L’allegoria del Circo: Clowns e Saltimbanchi – punta l’obbiettivo sul palcoscenico dei circhi dominati dai sentimenti ambigui e contrastanti di personaggi marginali che volteggiano con acrobatica eleganza ad accompagnare l’immobile solitudine di Arlecchini e Clowns. Dalle fantasie futuriste di Primo Conti, alle volteggianti figure di Antonio Antony de Witt si giunge quindi fino alle drammatiche pantomime di Gabriele Mucchi in maschera di Ernesto Treccani.
Di qui non è difficile il salto alla settima sezione - Guerre e ideologie in maschera – che illustra a partire dall’emblematica produzione di Aldo Carpi il significato della maschera non solo come rappresentazione di Arlecchino, Pulcinella o Brighella, bensì come allegoria dei profondi drammi esistenziali del Novecento, prima di tutto la guerra. In tale ottica concludono adeguatamente la sezione i cortei allucinati e grotteschi di Mafai.
A riprendere le fila della prima sezione, quella cioè dei personaggi in cerca d’autore, ecco che Il ritratto in maschera, si concentra stavolta sull’approfondimento del momento ritrattistico rispetto a quello del travestimento. In questo caso ai ritratti familiari di Severini si è inteso abbinare episodi egualmente raffinati del genere dell’Autoritratto in maschera di Umberto Brunelleschi, dove la suggestione neo-settecentesca giunge a riverberare sul motivo dello sdoppiamento un’aura di compiaciuta ironia.
La rassegna dei dipinti si conclude con La natura morta in maschera dove si impongono le composizioni rarefatte al limite del surreale di Roberto Melli, Fiorenzo Tomea e Giuseppe Capogrossi, che denunciano lo smarrimento completo dell’identità e le ragioni di un’assenza ormai definitiva.

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