Mostre: viaggio attraverso il Sema

Di: Paolo Massimo | 26/09/2020 17:06:27
Giovanni Massimo - Viaggio Attraverso il Sema
Giovanni MASSIMO - Chiesa San Severo al Pendino - Napoli
Archivio Giovanni MASSIMO - Via della Costituzione 59
00015 Monterotondo (RM)
archivio-g.massimo@libero.it
tel 3298141664
In data 15 settembre p.v. alle 18.00 si terrà l’inaugurazione della retrospettiva “Viaggio Attraverso il Sema” Opere 1960-2000 del Maestro Giovanni MASSIMO. La sede istituzionale della mostra, patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Provincia e dal Comune di Napoli, dal Comune di Lauro e rientrante nelle Giornate Europee della Cultura 24-25 settembre 2005, sarà la “ritrovata” Chiesa di San Severo al Pendino, ubicata nella prestigiosa e centralissima Via Duomo 286, in Napoli.
La mostra presenta un panorama della produzione artistica di Giovanni Massimo fin dagli esordi, con l’esposizione di una selezione delle opere ancora in possesso della famiglia, tra le quali maggior risalto sarà dato all’ultimo periodo produttivo, che la Critica ha riconosciuto come atto forzosamente finale della originale ricerca su segni significanti che ha caratterizzato il percorso creativo dell’artista.
La Mostra avrà i seguenti orari:
Lun/Sab 10.00/18.00 - Dom/festivi 10.00/13.00
NOTE BIOGRAFICHE
Giovanni MASSIMO nasce a Napoli nel 1931, ove segue regolari studi artistici (allievo di Striccoli, Mormone, Vasco Pratolini...) presso L’Istituto Statale d’Arte. Pittore, scultore e grafico opera sulla scena espositiva, non solo nazionale, sin dai primi anni Cinquanta insegnando disegno e storia dell’arte e soggiornando prima in Liguria (1952-54) con studio a Savona e poi, nei primi anni Settanta, nel Veneto con studio a Vicenza. Dagli inizi degli anni Ottanta agli anni Novanta, stabilisce la propria attività a Napoli. Nel 1996, in seguito ad una grave malattia si trasferisce a Monterotondo (RM), dove tuttavia continua a lavorare e dove si spegne il 15 febbraio del 2004.
Attento all’indagine di un realismo interiorizzato, essenzalizzato e personalissimo, trova ampi consensi di critica e di pubblico nel dibattito creativo ed estetico più attuale e si sposta con sempre più convinta attenzione verso l’indagine spazio-formale e luministica, prediligendo dinamiche visuali pertinenti valori semioligici. Ottiene lusinghieri successi in numerosissime personali e rassegne segnalandosi per la pittura, la scultura e la grafica. Tra le personali vanno ricordate quelle del 1968 presso la Galleria d’arte “La Barcaccia” di Napoli, del 1970 e 1971 rispettivamente presso le Gallerie “L’Isolotto” e “San Carlo” di Napoli, del 1973 presso la galleria d’Arte “Lo Spazio” di Napoli (bronzi e disegni, dove l’Artista si impose alla Critica specializzata) e quelle nelle maggiori città d’Italia. Tra le rassegne tenute all’estero vanno ricordate quelle di: “Helios Galeries” a Reston in Virginia (USA); Vienna; Virginia, alla “Patric Henry Public Library”; Atene alla “Catepina Library”.
Tra i critici, i giornali e la stampa specialistica che si sono interessati di Giovanni MASSIMO ricordiamo: F.Galdieri, P.MIgliore, G.Grassi, G.Fiorentino, A. Izzo, D’A****i, A. Schettini, C. Ruju, A. Cantalamessa, S. Bertini, B.Morini, O. Caravaglia, P. Girace, G. Barioli, F.M. Irace, P. Perotta, N. Pandolfi, T. Paloscia, A. Calabrese, V.Corbi, S. Manganelli, W. Dries, F. Hander - Il Mattino, Avvenire, Corriere di Napoli, Roma, La Repubblica, Secolo d’Italia, La Nazione; Il Giornale, La Voce, Il Resto del Carlino, Il Tempo, Panorama, Grazia, Epoca, ArtsMagazine, ModernArt.
Enciclopedie e Cataloghi: Eco d’Arte Moderna, Archivio storico quadriennale di Roma, I protagonisti delle pittura napoletana, Mercato d’Arte Contemporanea, Enciclopedia d’Arte Italiana, Enciclopedia d’arte Contemporanea Leonardo, Antologia di Artisti Contemporanei, L’arte Italiana del XX secolo, Catalogo Bolaffi d’Arte Moderna, L’Elite selezione dell’Arte Italiana, Artemercato Internazionale.
Le opere di MASSIMO figurano in istituzioni pubbliche e culturali, museali e collezioni private tra le quali: Museo Civico di Barletta, Museo Civico di Lerici, Museo Civico di Sulmona, Consolato Svizzero in Napoli, Comune di Taurasi, Circolo Artistico Politecnico di Napoli, Pinacoteca Chiesa del Buon Consiglio di S.Maria la Bruna, Galleria d’Arte contemporanea di Marsala, Comune di Potenza, Casa-Museo Rubino di Maratea, Comune di Torre del Greco, Civica Pinacoteca di Milazzo, Pinacoteca Comunale di Patrasso (Grecia), Museum of Modern Arts Reston (Virginia).
VIAGGIO ATTRAVERSO IL SEMA
Giovanni MASSIMO: complesso, imprecisabile, semplice, elementare.
Nel nostro tempo dell'incertezza, l'affanno e l'imminenza hanno imposto la massima velocizzazione, eventi incalzano e non c'è tempo per la giusta sedimentazione che, ancora qualche anno fa, dava concretezza alla presenza nella storia. Gli anni delle ombre più lunghe si scontano con la memoria che si labifica; un'artista, all'uscita del mondo, rischia che al plauso commemorativo sull'onda emotiva che segue l'estremo evento, specie se per giunta l'esodo è lungo e doloroso, che di lui poco “si ragioni”; eppure proprio quella dovrebbe essere l'occasione propizia per la battaglia delle verità.
I vasti orizzonti della ricerca, proposta nella coerenza evolutiva dei percorsi organicamente segnalati, dovrebbero attestare la validità di tanta semina, seguita dal raccolto puntualmente esemplare, i cui meriti non possono essere misconosciuti.
Non valgono più le ragioni delle scelte d'arbitrio, occhiutamente di parte nell'includere e nell'escludere, come se si potesse procedere intenzionalmente a slalom, evitando la creatività autenticamente eloquente che continua a strizzare l'occhio al sole, dato che brilla di luce propria.
Nel caso di Giovanni Massimo, il vastissimo repertorio, fortemente accreditato, degli apparati critici, dei riconoscimenti, dei saggi a lui dedicati da riviste specializzate ai giornali attenti a recensire le sue proposte, le numerosissime personali, non solo in Italia, confermano la validità dell'opera nell'arco rampante di un sessantennio.
E' importante però proporla in una retrospettiva per la ri-lettura che, a dir poco, sollecita confronti per una meritata collocazione tra quegli autorevoli protagonisti che rivelano nell'opera d'arte altezza d'ingegno, onestà operativa, concreto aggancio al sociale mai tradito per fedeltà ad una seria scelta di campo. Va aggiunto tuttavia, a ribadire una felix culpa, che Massimo ebbe anche il torto d'essersi fatto parte per se stesso.
Dei suoi percorsi ci siamo interessati in un volume monografico che li individua nella loro organica coerenza, in questa sede, per necessità di spazio, è opportuno chiarire che il mio amico Giovanni Massimo quando ancora non si parlava delle complessità e della impredicibilità, che sono le proprietà epistemologiche del macrocosmo e del microcosmo, era il ribelle che si opponeva al determinismo.
Era attento al comportamento dinamico dei sistemi caotici, aveva intuito il merito della meccanica quantistica che negava la certezza, l'oggettività, la casualità, la completezza e, a maggior ragione, proprio il determinismo. Già dalla produzione che segue ai procedimenti assimilati nell'organicità delle proposte culturali come gli venivano dai suoi Maestri, si nota la sua attenzione ai campi energetici, al concetto di probabilità, alla cultura della modernità, della comunicazione, del senso di ogni crisi che porta, all'acme, al punto di non ritorno. Le radici di questa visione dell’ energia che s'informa, già le troviamo nelle immagini alla soglia dell'attrazione, quasi a volerle aureate di luci e in azione: come figura-azione. Era il superamento della ricerca giovanile attenta all'espressione che però non doveva 'radicarsi'. I suoi cordini, più che perimetri erano nel loro candore effetti di una dose di energia luminosa, che quasi 'singhiozzava' nel dar luogo alla 'forma'.
In principio solo l'energia, la forza che è dentro, che nel suo flusso incontra la materia, la informa e la fa evolvere fino al declino nell'orma e al trapasso nell'energia che continua. Un discorso che diventava operativo allorché la plastica si faceva misteriosa, si improntava dell'impulso della mano attiva fino al voluto segnale: la creta e il bronzo recavano le significative impronte di quel divenire ininterrotto.
Poi il giusto convincimento che i luoghi di massima modificazione, con il rischio del punto di non ritorno, devono dar vita al progetto. Lo attivano inevitabilmente, prendendo dalla tradizione l'aria che si respira, il vero da sempre, e coniugandolo con il nuovo che segnala il progresso. Quante volte abbiamo discusso del dissidio tra natura e cultura, dell'energia naturale che è dentro l'aspetto fenomenico delle cose, che si precisa in quello che vitalmente sta per nascere; questo significa il participio futuro del verbo ‘nascor’: natura. Lo affascinava quel mistero e così pure il senso della struttura. L'archetipo che si liberò poi nell'eloquenza del suo 'sema'. Lo riconobbe in alcuni segni ripetitivi del suo procedere nel disegno. Indagò il semplice tratto, il punto che si fa linea, la curva che si muove, il tracciato che simula lo spazio, e da quelle sensazioni primigenie partì per comunicare gli eventi in un codice essenziale, primitivo, quasi a rievocare, in quei semi, suoi propri, l'antico che s'infutura; il colore chiariva intanto di volta in volta la magia e l'inquietudine di ogni giorno cui basta la sua pena.
Poteva così liberare la fantasia, parlare di tutto, andare oltre l'insufficienza della parola e far poesia proponendo se stesso nei suoi interrogativi, nei suoi dissidi interiori, nel dramma vissuto con, per, e tra gli altri. Come tutti i grandi, avvertiva di essere sospeso tra i cieli che celano e la terra dei forti richiami. Dei sensi affascinati, delle contraddizioni tra eroici furori e desideri contrapposti alla volontà di dominarli. Sempre di energie si trattava: emergeva la sua personalità complessa, ribelle, indocile all'ingiustizia e segnata da quell'eticità che corre dove la vita ha più vita. Tra volere e potere, nella frazione sempre dispari, emergeva con i suoi dislivelli: avrebbe voluto accesso diretto all'energia solare. Si ammalò gravemente proprio quando la scienza chiarì che l'universo si espande in senso lineare. Sembrano scritti per lui i versi di Kenneth White, il geopoeta, quando afferma: “…sapendo ora che la vita a cui aspiro/è una circonferenza che si espande di continuo/attraverso partecipazione e comprensione/piuttosto che un centro esclusivo/di pura consapevolezza di se/l'intero che cerco/è centro più circonferenza/e ora il conflitto al centro è finito/la circonferenza ammicca da ogni dove”. Pittore e scultore dell'energia, Giovanni Massimo la cantò visibilizzandola in tensioni di barre d'acciaio inossidabile. Le dominava evidenziando le forze nelle loro direzioni vettoriali, da un nucleo alla dirompenza. Nei momenti di crisi ogni suo sema avvertì il senso nell'energia che sbiadisce. Diafane trasparenze divennero dispersioni tra colori di sospiri e le brevi sagome delle in-consistenze, le larve di luci, quasi preannunciarono la sua malattia. Ecco il senso della vita in evoluzione: energia, in-formazione, orma, energia. Lottò per disegnare, per progettare, fu artista fino a quando le forze valsero a garantirgli il movimento della mano. Ora che il suo viaggio attraverso ogni amato sema terreno s'è compiuto, ci ha lasciato i suoi vettori, suoi segni, per un viaggio tra pensieri, fantasia, vivo puro sentire. L'opera ci dice l'artista forte e complesso; tanto più complesso quanto più s'appagava della semplicità dell'acqua e del cielo.
Angelo Calabrese
Archivio Giovanni MASSIMO - Via della Costituzione 59
00015 Monterotondo (RM)
archivio-g.massimo@libero.it
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http://www.comune.napoli.it/patrimonioartistico/sanseveroend.htm

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